Ho ritrovato i miei addominali!







Metti che era il 5 gennaio, o una qualsiasi mattina dopo le feste, solitaria e fredda. Mentre ero nuda davanti al lavandino e aspettavo che l’acqua della doccia si scaldasse, mi sono finalmente fatta coraggio e mi sono pesata. La bilancia, che di solito non mi parla, ha detto, con quel tono  inconfondibile delle bilance deluse: “VERGOGNATI!”. Sono ingrassata di tipo tre chili, che per una già di dieci chili in sovrappeso è  un aumento devastante. Proprio mentre mi lasciavo travolgere da pensieri di profonda depressione e di ansia che mi spingevano a dirmi a voce alta: “Già sono vecchietta e bruttina. Adesso pure obesa! Da oggi mi faccio morire di fame”, squilla il telefono ed è  la mia amica Cristina che mi annuncia: “Se non mi iscrivo in palestra, mi atrofizzo…Andiamo insieme?”.

Anni fa, dopo che mi vennero i primi attacchi d’ansia, cominciai ad andare in palestra tutte le mattine, e infatti dopo qualche mese mi sentivo già meglio. Più stavo bene più avevo voglia andarci. Era diventata per almeno un anno emmezzo una parte della giornata a cui non avrei rinunciato per nessuna cosa al mondo. Mi piaceva correre per un’oretta mentre ascoltavo le playlist che mi facevo e come premio mi spaparanzavo nel bagno turco. Facevo una bella doccia calda e dopo questi riti mi sentivo pronta per affrontare serenamente la giornata. Poi non ricordo cosa sia successo, fatto sta che smisi e per due anni non ci tornai più. Poi mi iscrissi di nuovo, ma fu un disastro: ci andavo poco e male, non avevo voglia, ogni mattina era uno strazio doverci andare e combattere la mia notoria pigrizia, che alla fine ebbe la meglio su di me e rimasi a casa. Il polpaccio destro cominciò a indebolirsi di nuovo: dopo l’operazione alla schiena per un’ernia che bloccava il nervo sciatico e mi indeboliva la gamba destra che feci anni fa, avevo finalmente recuperato tutta la sua forza, ma è bastato un annetto di vita sedentaria per tornare al punto di prima.
Per cui dopo mezz’ora dalla telefonata di Cristina, eravamo sedute in un minuscolo ufficietto della palestra, di fronte a una ragazzina che ci spiegava i costi, gli orari, le varie classi offerte tutti i giorni. Io e Cristina avevamo la ridarola, tanto per cambiare, ma sotto le risate ci siamo promesse davvero di andarci, tre volte la settimana, dalle 9 alle dieci emmezza, e che nessuna scusa verrà accettata.

La mattina dopo ho dovuto scavare tra le mie borse che avevo messo in un angolo del seminterrato per trovare quella della palestra, ci ho messo i pantaloni della tuta, che in questi mesi usavo come pigiama, una maglietta e tutte le cremine da spalmarmi dopo la doccia e alle nove ero nello spogliatoio con Cristina. Eravamo tutte e due un po’ impacciate, un po’ intimidite da tanta giovinezza e magrezza che ci circondava, ma dopo due minuti lei era sul tapis roulant e io su quella macchina infernale che funziona facendo andare gambe e braccia. Le cuffiette proponevano a volume altissimo le prime note di Stevie Wonder e immediatamente mi sono sentita come catapultata a tre anni prima, quando venivo tutti i giorni e mi faceva così bene.

Dopo la sudata, ci siamo trasferite dove ci sono tutti i pesi, e abbiamo cominciato minuziosamente a farci tutte le macchine: quelle per i bicipiti, tricipiti, deltoidi, e poi glutei, gambe, addominali (che ho scoperto di avere, sotto tutta quella ciccia) e già mi vedevo quest’estate, io, Miss Becket Beach, con uno di quei bikini che nascondono il minimo indispensabile.
Il bagno turco è stato sublime, la doccia anche. Ma la parte più bella è stata quando, fuori dalla palestra, ci siamo guardate senza dire niente abbiamo capito che possiamo farcela, che l’unione fa davvero la forza, e mi sono accorta che come per miracolo, l’ansia che mi accompagna ormai da anni se ne era andata, come quando la nebbia nella pianura padana decide di andarsene e d’un tratto si è immersi in un paesaggio meraviglioso.


A volte davvero basta una sgridata della bilancia per girare pagina e cominciare a volersi un po’ più bene.


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