Here she comes again







Quando la senti arrivare, ormai è già tardi. Non puoi fare altro che rassegnarti e aspettare che passi. È come un’onda che ti travolge, e ti tocca tapparti il naso, fingerti morto. Combatterla non serve assolutamente a niente, perché è molto più forte di tutte le fibre che hai nel cuore.  

La depressione è così. Ti ritrovi a piangere davanti alla tazzina del caffè alla mattina, sul cesso mentre fai pipì, quando vai a fare la spesa, quando qualcuno ti dice buongiorno per la strada. Piangi sempre. Se qualcuno ti chiedi come mai, tu non ne hai la più pallida idea. Dentro di te c’è uno tzunami disordinato di emozioni che ti catapulta di qua e di là come un foglio di giornale spazzato dal vento. Se qualcuno ti chiede cosa è successo, tu non lo sai. Niente, dici cercando di fermare le lacrime. Niente. Non ci sono segnali che annunciano la depressione. Non ci sono situazioni oggettive che ti fanno stare così male. Non deve succedere niente fuori di te, fuori dalla tua fortezza che è il tuo corpo. È un po’ come il tempo: un giorno piove e un giorno c’è il sole, e non si hanno strumenti per cambiarlo, non possiamo decidere che no, oggi vogliamo il sole anche se piove. Piove e basta.

Mi sento così da un po’ di tempo e non sono capace di fermare questo dolore lancinante che mi sta devastando. Con gli altri sono antipatica, fastidiosa, pesante. Faccio sentire chi mi sta attorno un po’ in imbarazzo e inspiro una certa e inutile voglia di aiutarmi, di tirarmi su il morale, magari con una battuta, con una conversazione leggera, con un fiore, un cuoricino tra i messaggi. Ma è tutto assolutamente inutile, anzi ogni tentativo da parte di chi mi sta attorno di distrarmi finisce con l’irritarmi ancora di più. Vorrei avere almeno la forza di urlare e far capire che non è colpa di nessuno se sono così, che ho il diritto di stare male come e quando voglio. Voglio stare da sola, senza gente che cerca di distrarmi. Sto da giorni con il naso tappato per non annegare, sono concentrata a stare a galla e no, non ci sono per nessuno.

Quando sono così, poi, mi cominciano a mancare mia mamma, mio papà, le mie sorelle. Mi faccio pena, intrisa come sono nella mia tristezza e cerco degli appigli, delle scuse per essere triste per via delle circostanze attorno a me, oggettivamente difficili. Penso a Luca e a tutto il suo bagaglio irrimediabile. Osservo Sofia che se ne va e che mi rigetta in continuazione nella sua smania di diventare grande e di provare a se stessa che non ha più bisogno di me. Ascolto Dan che vorrebbe cambiare casa, stile di vita, vivere in campagna, isolato e felice. E poi c'è Emma, con i suoi attacchi di panico sempre più frequenti e il mio terrore che abbia preso da me e che anche lei da grande dovrà affrontare il martirio della depressione e dell’ansia. Io e lei parliamo molto in questi giorni di come cercare di capire i primi segnali dell’ansia e di come affrontarli, ricordandoci che comunque sia, passa, passa sempre. E no, non si muore, anche se sembra. Le crisi di panico a dieci anni sono preoccupanti. Così piccola e già deve affrontare queste cose da grandi. La guardo lottare contro questo mostro e mi piange il cuore, mi sanguina dentro per lei.

Ho finito di scrivere il mio libro. Dopo quasi due anni di lavoro incerto, difficile, dopo aver cercato di dare forma ai miei pensieri, a trovare un nesso tra di loro, finalmente l’ho finito. Scrivere un libro per me è come mettere ordine nel caos che è la mia vita, cercare di raccontare una storia che a volte non si vuol far raccontare e che scivola via come un serpente per non farsi trovare. L’ho finito e l’ho consegnato e al suo posto ho un vuoto enorme, che si sta riempendo di insicurezze, di paura del rigetto, di terrore che venga maltrattato o non capito. L’ho finito e adesso mi manca. Ogni volta è così, è un po’ come un figlio che se ne va.

Ma poi mi fermo un attimo e lo so. So che sono le lenti della depressione che mi fanno vedere tutto irrecuperabilmente atroce, e che non è così.

So che poi l’onda passa e il mare si calma e io riuscirò ancora a respirare.







4 commenti:

  1. So di cosa parli, so cosa provi, Dio cos'è la depressione, perché l'ho provata, perché ci convivo,a fasi come tutti.
    Non c'è nulla che ti possa far stare meglio, di certo non le mie parole, ma le tue si: sai che l'onda passa e riuscirai a respirare!
    Sei già verso un po'di luce!!

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  2. si. in certi giorni si sta così. poi passa, quasi lo dimentichi. dopo un po' ritorna.

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  3. Capisco.benissimo tua figlia io ho iniziato a 8 anni.con.gli attacchi di panico. Se posso permettermi di.consigliarti portala dallo psicologo subito, si risolvono facilmente se ci si lavora da subito, se non ci si cura ci si lotta a vita

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