Shh! Quiet!











Come ogni giorno alle tre, ieri Luca è arrivato a casa da scuola con il suo pulmino, e come ogni giorno, la prima parola che è uscita dalla sua bocca è stata HUG! Ci abbracciamo sempre sulla porta come se non ci vedessimo da sei anni, poi lui entra, si toglie lo zainetto, lo aiuto a togliersi la giacca, che lui appende, e insieme andiamo in cucina. Lì lui sa bene cosa deve fare: aprire lo zainetto, tirare fuori il contenitore sporco della pasta che ha mangiato a pranzo, metterlo nel lavandino e mettere lo zainetto al suo posto, in sala. Poi un altro HUG. “I want iPad”, mi implora. “What first?”, gli chiedo. “Bathroom!”, mi risponde, fiondandosi verso il bagno. Sa bene che prima deve fare pipì e poi possiamo andare in camera sua, a mettere in carica il suo iPad che lui può avere fino alle tre emmezza, quando arriva la terapista.

Ieri, quando si è alzato dalla tazza del bagno si è preso in mano il pisello e ha detto: “Shhh! Quiet!”, e mi si è gelato il sangue. Sì, perché anche una decina d’anni fa Luca tornava da scuola con il pulmino, proprio come adesso, ma il guidatore era uno che sembrava appena uscito da un carcere di massima sicurezza e invece delle solite tre, arrivava sempre a casa alle quattro, con la scusa, poco credibile, del traffico. E Luca, dieci anni fa, tornava a casa sempre triste e, toccandosi il pisello, aveva cominciato a dire: “Penis! Shh! Quiet!”, e poi a piangere a dirotto, terrorizzato. Un bimbo come Luca era, e è ancora, l’essere umano più vulnerabile al mondo, e se qualcuno vuole abusare di lui sessualmente, può farlo con estrema tranquillità. Solo che Luca, a dieci anni, malgrado i suoi limiti comunicativi, era riuscito a dirci che qualcuno gli toccava il pisello e che gli diceva di non dirlo a nessuno.

Quella volta facemmo un casino tale che il distretto della scuola di Cambridge trema ancora adesso. Il guidatore venne allontanato, e al suo posto c’è, da allora, Joey, 240 chili di dolcezza, e Marie, che si siede sul sedile posteriore con Luca e se lo coccola. Da allora Luca non ha mai più detto “Shhh, Quiet”, e non si è mai più toccato il pisello.

Per cui ieri, quando l’ha rifatto, ho subito pensato al peggio. Sofia era con me, e io e lei ci siamo guardate negli occhi, pensando alla stessa cosa. “What happened?”, ho chiesto a Luca, ma lui mi ha risposto un enfatico NO, ALL DONE, che è il suo modo di farmi capire che non ne vuole parlare. Poi si è tirato su i pantaloni e mi ha richiesto l’iPad, mi ha preso la mano e mi ha portato in camera sua con lui per aiutarlo a metterlo in carica. Dopo qualche minuto è arrivata Hilary, la sua terapista del lunedì e del martedì e le ho raccontato l’accaduto. Lei non sapeva dei precedenti, e il suo viso è sbiancato: “Che rabbia!”, ha detto trattenendo le lacrime.

Io e Dan ne abbiamo parlato a lungo, ieri sera. Siamo arrivati alla conclusione che non siamo preoccupati: Luca è protetto sia a scuola, dove lo adorano e comunque dove ci sono telecamere dappertutto proprio per salvaguardarsi da certe accuse, che a casa, dove è con Hilary o con Ariel. Ieri mattina, a dire il vero, Luca è andato a scuola con un altro guidatore, perché Joey stava poco bene, ma con lui c’era Marie, per cui sono tranquilla e so che non è successo niente. Forse però il fatto che ci fosse stato questo cambiamento nella sua routine l’ha riportato a quel periodo di terrore. Forse era il suo modo di dire che senza Joey si sente in qualche modo in pericolo. Non lo sappiamo. Non lo sapremo mai.

Ma questo non sapere mi rende pazza, letteralmente pazza di dolore.


(nella foto, io e Luca)





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